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In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei. (Lc 1,26-38)

IV Domenica del Tempo di Avvento – anno B – Questo brano compone con Lc 1,5-25 il primo «dittico» dei Vangeli dell’infanzia proposti e redatti dall’evangelista Luca. L’annunzio a Maria pertanto si aggancia a quello di Zaccaria (1,5-25) con l’espressione «nel sesto mese» e il riferimento a Elisabetta. Il secondo dittico (separato dal primo con l’episodio della Visitazione, 1,39-56) pone in parallelo la nascita e gli eventi riguardanti Giovanni il Battista e Gesù. Pertanto è tutto il quadro generale che bisogna tenere presente: tutte le descrizioni sono tra loro agganciate in modo discreto e l’insieme di tutto il racconto fa risaltare l’intervento divino. Il quadro dell’«Annunciazione»: dopo aver parlato delle circostanze e dei personaggi (1,26-27), Luca espone il messaggio dell’angelo. Si inizia con il saluto e la reazione di Maria (1,28-29) e poi si sviluppa il messaggio in due parti (1,30-33.35-37) separate dalla domanda di Maria (1,34). La risposta di Maria chiude il racconto (1,38). Poche note per ricordare la complessità e la ricchezza della narrazione evangelica, tutt’altro che cronachistica o narrativa come si potrebbe pensare.

Anche la tradizione archeologica in Nazaret è testimone di questa ricchezza e complessità. Chi è stato là sa bene che il mistero dell’annunciazione si sdoppia in due luoghi distinti: la ben nota Basilica dell’Annunciazione e il santuario della fontana della Vergine (e Chiesa di San Gabriele arcangelo).

Quest’ultimo, meno noto, fa riferimento alla tradizione locale che si basa sul Protovangelo di Giacomo, il quale sdoppia l’annuncio dell’angelo in due sequenze: la prima presso il pozzo dove la Vergine si era recata a raccogliere l’acqua e la seconda, quella canonica, all’interno dell’abitazione: «Presa la brocca, uscì ad attingere acqua. Ed ecco una voce che diceva: “Gioisci, piena di grazia, il Signore è con te, benedetta tu tra le donne”. Essa guardava intorno, a destra e a sinistra, donde venisse la voce. Tutta tremante se ne andò a casa, posò la brocca e, presa la porpora, si sedette sul suo scanno e filava. Ed ecco un angelo del Signore si presentò dinanzi a lei, dicendo: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia davanti al Padrone di tutte le cose, e concepirai per la sua parola” » (Protovangelo di Giacomo cap. XI, 1-2).

Il racconto fa quasi sorridere… ma rende così umana la vicenda e così “credibile” l’avventura di Maria. Bello spavento!… per una giovanissima ragazzina del villaggio. Peraltro colta nella ferialità del gesto di attingere acqua al pozzo (come altre donne illustri dell’Antico Testamento), un servizio così vitale e necessario pur nella sua faticosa normalità. Il suo Figlio unigenito alcuni anni più tardi (chissà! magari ricordando il racconto “dell’annunciazione” che mamma Maria gli avrà fatto tante volte in gioventù?) amerà definirsi “acqua viva” che toglie ogni sete davanti ad un’altra donna, samaritana, in un caldo mezzogiorno a Sicar (Gv 4).

E notevole anche il riferimento a ciò che si mette a fare Maria dopo lo spavento al pozzo: “posò la brocca e, presa la porpora, si sedette sul suo scanno e filava”. Secondo i padri della chiesa e la tradizione orientale in quel gesto feriale la preparazione attiva di Maria al mistero che si sarebbe poi compiuto il lei: ora “fila”… poi col “filato predisposto” avrebbe “tessuto nel grembo” il miracolo di un Dio che si fa uomo grazie al suo “sì”.

Nel progetto di bene tra Maria e Giuseppe interviene un evento che complica tutto nel preparare un Bene più grande. Il filato di Maria sembrerà un gomitolo inestricabile anche per Giuseppe per qualche tempo (Mt 1,18ss)… ma dipanando il filo sapranno uscire insieme dal labirinto del non-senso costruito attorno a loro.

Chissà se san Francesco nel suo leggendario viaggio in Terra Santa – dopo l’incontro col Sultano – ha visitato anche Nazaret e questi luoghi: se lo fece, seppe tenerne il ricordo con gran custodia perché nei suoi scritti non ne parla mai esplicitamente. Eppure conosce così bene gli eventi…:

«L’altissimo Padre celeste, per mezzo del santo suo angelo Gabriele, annunciò questo Verbo del Padre, così degno, così santo e glorioso, nel grembo della santa e gloriosa Vergine Maria, e dal grembo di lei ricevette la vera carne della nostra umanità e fragilità. Lui, che era ricco sopra ogni altra cosa, volle scegliere in questo mondo, insieme alla beatissima Vergine, sua madre, la povertà» (Lettera ai Fedeli II : FF 181).

E santa Chiara (che amava definirsi “ancella di Cristo” come Maria si disse “ancella del Signore”, cf Testamento, FF 2838) non è da meno. Scrivendo ad Agnese di Boemia le dice:

«…E lasciate completamente da parte tutte quelle cose che in questo fallace mondo inquieto prendono ai lacci i loro ciechi amanti, ama con tutta te stessa colui che tutto si è donato per amore tuo, la cui bellezza ammirano il sole e la luna, le cui ricompense sono di preziosità e grandezza senza fine: parlo del figlio dell’Altissimo, che la Vergine partorì e dopo il cui parto rimase vergine. Stringiti alla sua dolcissima Madre, che generò un figlio tale che i cieli non potevano contenere, eppure lei lo raccolse nel piccolo chiostro del suo sacro seno e lo portò nel suo grembo di ragazza» (FF 2890).

Scritto da Fra Andrea Vaona, assistente O.F.S. per bibbiafrancescana.org

 

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