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“Lo possiamo”,  è la risposta dei figli di Zebedèo alla domanda di Gesù di poter bere il suo stesso calice. Risposta presuntuosa, come lo era stata la domanda iniziale. Eppure, Gesù ha pazienza con i due discepoli: non li riprende, non fa notare l’assurdità delle loro affermazioni. Approfitta dell’occasione per insegnare e spiegare, con dolcezza e misericordia. Gesù ha fiutato la buona fede di Giacomo e Giovanni. Sono ingenui, ma non superficiali; e lo dimostreranno al momento del martirio. Per questo prosegue affermando “Il calice che io bevo anche voi lo berrete”: offrirete la vostra vita in riscatto per molti. San Giacomo morì martire, Giovanni no. In che modo egli avrebbe bevuto lo stesso calice di Gesù? La domanda interpella ciascuno di noi, visto che la maggior parte dei cristiani non muore martire. Beviamo lo stesso calice di Gesù nella vita di tutti i giorni quando accettiamo di subire ingiustizie senza ribellarci; quando non reagiamo alle provocazioni; quando non partecipiamo a pettegolezzi ma cerchiamo, invece, nelle relazioni interpersonali, di mediare per portare concordia. Beviamo il calice in queste occasioni perché, per agire in questo modo, dobbiamo far morire noi stessi, andare contro la nostra natura. Spesso contro la stessa razionalità e il buon senso: perché è giusto chiedere e fare giustizia; è logico che nelle contese si affermi chi ha ragione; è bene che i colpevoli vengano smascherati e puniti.  “Fra voi però non è così”, ci ammonisce Gesù. Ci viene chiesto, ancora una volta, di spogliarci di tutto, per metterci alla sequela del Maestro (“vendi quello che hai… poi vieni e seguimi”). Domenica scorsa di tutti i beni, oggi di tutte le nostre aspettative. Una cosa è propedeutica all’altra. Ci si esercita lasciando i beni, ma al solo scopo di fortificarci e prepararci a lasciare l’uomo vecchio, per rivestirci di Cristo. Ancora una volta la Parola ci promette che la ricompensa è e sarà grande: “Vedrà una discendenza, vivrà a lungo” (Is. 53,10); “Vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza” (Is. 53,11). È ciò che ogni uomo desidera: una vita piena, ricca. Tanto sforzo non è a fondo perduto: saremmo sciocchi a non voler conquistare un così grande premio.

Parrocchia Sacro Cuore di Gesù
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