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Dal cono d’ombra della liturgia nasce la grave crisi dei cristiani

Stiamo di fatto, vivendo e assistendo a una mutazione dell’essere cristiani: mutazione che dovrebbe inquietare molto quelli che “amano Gesù Cristo” e aderiscono al suo Vangelo. Tento, quindi, di individuare la causa di questa crisi e di leggere le gravi conseguenze che ne derivano.

Mi riferisco alla marginalità assunta, in questi ultimi anni, dalla liturgia all’interno della vita ecclesiale. Resta l’impressione che oggi, nella Chiesa italiana, la liturgia si trovi in un cono d’ombra rispetto a temi ecclesiali ritenuti centrali come la famiglia, i giovani, l’educazione, i poveri. E, più in generale, i temi morali e sociali. Anche l’approvazione della nuova edizione del Messale da parte della CEI è avvenuta in un clima di disinteresse e mancanza di attenzione.  Cos’è successo? Non è facile dare una risposta. Certamente dopo l’entusiasmo per la riforma liturgica voluta dal Concilio Vaticano II, s’è registrata una “battaglia liturgica” che non ha giovato, anzi ha stancato i credenti. Oggi la liturgia (peraltro ridotta alla sola celebrazione eucaristica) appare “ingessata” e poco curata. Quasi non meritasse l’impegno e le energie dedicate ad altre attività. I presbiteri non hanno molto tempo da dedicarvi. E i fedeli non la sentono più essenziale, non la ritengono più la fonte del loro agire quotidiano nel mondo. Va detto con franchezza: la sterilità della comunità cristiana nel produrre e adottare musiche e canti degni della liturgia cristiana, gli abusi praticati per rendere la liturgia mondanamente attraente e spettacolare, la sciatteria che non conosce l’ars celebrandi e la necessaria bellezza dei riti, rendono a volte la liturgia, non più Vangelo celebrato, ma un insieme di parole e di gesti che non genera né fede né speranza né carità. Perché non si ha il coraggio di dire che alcune formulazioni liturgiche risultano ostiche e, ormai, incapaci di narrare il Dio di Gesù Cristo? E non è solo questione di linguaggi da adeguarsi e aggiornarsi, come nella traduzione del Padre Nostro ma di orazioni e formule che, oggi, sono incapaci di far ardere il cuore di chi le ascolta o le ripete. Ma cosa si fa perché l’Eucaristia domenicale sia qualcosa di vitale, di veramente comunitario, in grado di consentire il riconoscimento reciproco e una vera fraternità per quanti vi partecipano? Ascolto, silenzio, parola, canto, meditazione sono essenziali alla liturgia cristiana, ma occorre che questa sia anche segno di fraternità, gratuità, condivisione, antidoto alla solitudine e all’isolamento dominanti nella nostra società. Se dunque manca questa centralità del Vangelo celebrato, se manca la fonte, che cosa ne deriva? Almeno due conseguenze. La prima è che la liturgia è sempre più evasa dalla maggior parte dei cristiani, specie i più giovani. Mentre “piccoli greggi” la vivranno in modo da sentirla solo come un patrimonio da conservare per la loro identità. Così si formano piccoli ghetti religiosi e liturgici, che si sentono custodi di un museo, non di una tradizione viva che, come una fonte, può dissetare gli uomini e le donne di oggi. Una liturgia che è valutata non tanto nella sua capacità di fare ardere il cuore, quanto nella sua capacità di apparire solenne e religiosa, fornisce il senso di un’appartenenza sicura ma superficiale. Se la liturgia non è Vangelo celebrato, l’esistenza cristiana è ridotta a pratica rituale, che spinge a vivere senza un riferimento alla liturgia stessa, senza la sorgente della comunione con il Signore. Ma c’è un’altra conseguenza. Se la liturgia diventa periferica nella vita del cristiano, allora quale spiritualità si può vivere senza questa fonte? Al riguardo è significativo constatare che oggi i cristiani disertano le assemblee liturgiche ma tentano di vivere sempre di più “le spiritualità”, fabbricandosi itinerari “fai da te”. Non è più la spiritualità che si nutriva alle fonti delle Sacre Scritture o dei Padri della Chiesa, ma una spiritualità teista, con un riferimento al divino, non al Dio di Gesù Cristo. Il venir meno della qualità “fontale” della liturgia nella vita dei cristiani provocherà debolezza nella fede per molti. Crescerà il numero dei “cattolici del campanile”, cattolici senza una vera appartenenza alla Chiesa eucaristica, anestetizzati nei confronti del Vangelo. Si comprendono allora le denuncie che papa Francesco ripete contro il pelagianesimo e lo gnosticismo, oggi riapparsi in nuove forme, inedite, ma sempre ispirate dal rifiuto del primato del Vangelo e del mistero eucaristico, memoriale della vita, della morte, della risurrezione e della venuta gloriosa di Cristo, il Signore. Perciò, occorre più che mai una comunità cristiana che nella liturgia non permette l’esilio del Vangelo dalla vita ecclesiale.

        Enzo Bianchi, fondatore della comunità di Bose

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